Prof. CARLO MARCO - Giornalista, scrittore, professore di storia naturale.

di Emilio Champagne



Il prof. Carlo Marco nacque a Bollengo, il 29 giugno 1867, da una conosciuta e stimata famiglia. Il padre Domenico, fervente patriota e deputato del Regno d’Italia, fu Prefetto in diverse città e a Caltanisetta è ricordato ancora ai nostri giorni per aver fondato la prima biblioteca pubblica della città.
Il giovane Carlo passò la sua infanzia in campagna nella villa di famiglia posta sulle pendici della Serra di Ivrea; l’aria pura e salubre contribuì molto a rinfrancare la sua salute, che era stata scossa, all’età di circa due anni, da una paralisi infantile. Gli fu paziente maestra la madre Antonina fino ai nove anni, poi entrò nel Civico Convitto d’Ivrea. Terminate le scuole elementari compì l’intero corso classico al liceo C.Botta. Iscrittosi nel 1887 alla facoltà di Scienze Naturali dell’Università di Torino, vi conseguì la laurea nel 1891.
Mentre era ancora studente, si appassionò ai treni e alle ferrovie e scrisse il suo primo opuscolo che riguardava una breve descrizione della locomotiva.
Negli anni 1891-93 inizio la sua carriera d’insegnante, nelle suole serali di Bollengo e proprio in quegli anni si dedicò allo studio dell’Anfiteatro Morenico disegnandone la carta geologica, accompagnata da un opuscolo e da uno splendido panorama fotografico, opera dell’illustre Cav. Vittorio Sella.

Un concorso scolastico lo destinò a Vasto, una città dell’Abruzzo, dove iniziò la carriera didattica. Amante sopra ogni cosa del paese natio, mal sopportava la distanza dal Piemonte e così, nel 1895, chiese ed ottenne il trasferimento a Varallo Sesia, dove fu nominato professore di storia naturale nel Civico Ginnasio. In questa città si trovò così bene che vi contrasse matrimonio e vi dimorò per nove anni.
Il periodo di residenza a Varallo fu molto proficuo per la sua produzione letteraria, infatti scrisse numerosi articoli sulla Rivista Italiana di scienze naturali, tra i quali si possono citare “Cenni geologici del monte Fenera”, “Fauna e flora Valsesiana” e alcune interessanti “Osservazioni sull’intelligenza animale”.
Divenuto socio nel 1901 della sezione di Varallo del C.A.I., fu nominato direttore dell’Osservatorio meteorico. Durante questo incarico, tra le varie migliorie che egli portò in questa decorosa istituzione, la più geniale e più utile fu la seguente: con varie tavolette di zingo fatte eseguire all’uopo, curò che ogni mattina alle 9 ed ogni pomeriggio alle 15 si segnalasse al pubblico in luogo centrale (terrazza del teatro civico) la minima temperatura notturna e la massima diurna, come pure il valore dell’altezza barometrica. L’Assemblea generale del C.A.I. del settembre 1903 gli dimostrò la sua simpatia e riconoscenza eleggendolo membro della Direzione di questa importante sezione, la quale per le iniziative e i lavori compiuti e per numero dei soci è una delle prime d’Italia.
In seguito incominciò un lungo e difficile lavoro: un Dizionario Botanico, la cui compilazione richiese più di tre anni di fatiche, essendo l’opera composta da notizie ed informazioni riguardanti circa ventimila voci botaniche, pazientemente e meticolosamente raccolte dall’autore.

Fra gli interessanti e famosi manuali dell’editore U.Hoepli di Milano, va ricordato quello sulla Flora alpina italiana nel quale il prof. Carlo Marco, oltre alle descrizioni di oltre cinquecento piante alpine, disegnò anche più di cento tavole illustrative.
Il suo amore per le scienze naturali e la convinzione che lo studio della natura è più proficuo quando si può osservare i vari corpi dal vero, lo indussero a cominciare e continuare pazientemente un erbario, ricco di 1300 specie, tutte classificate e disposte secondo i criteri della moderna tassonomia; questa raccolta, attualmente di proprietà di un privato, attesta l’amorosa cura che il prof. Carlo Marco ha sempre dedicato alla didattica naturalistica.
L’opera letteraria più importante fu la fondazione della Rivista Valsesiana, che uscì nel marzo del 1906. Fondata e diretta dal prof. Carlo Marco in undici anni di attività coinvolse oltre 350 collaboratori, producendo in totale tremila pagine illustrate con 1500 incisioni. Ancora oggi rimane una documentazione fondamentale per i ricercatori di cultura alpina. Cessò le pubblicazioni, con il trasferimento del Marco, nel 1916, a Ivrea.
Se a Varallo si era trovato bene, il Canavese era pur sempre la sua terra e, come diceva lui, qui aveva un pezzo di terra e una casa.
A Ivrea assumerà la direzione della Scuola Tecnica e in seguito diventerà Preside della Scuola Media. Apprezzato conferenziere, diventerà nel primo dopoguerra un personaggio di spicco del nostro territorio, ricoprendo anche la carica di Podestà di Ivrea e fu un’apprezzata personalità nel campo dell’istruzione e della cultura canavesana dell’epoca. Morì a Bollengo l’8 agosto 1940.